La Cassa di Risparmio di Venezia è stata condannata dal Tribunale civile di Venezia a risarcire una coppia di clienti. La sentenza, emessa dalla prima sezione civile, stabilisce che in ogni caso costituisce investimento non appropriato e frutto di scarsa diligenza quello che concentra tutto il patrimonio su un unico prodotto finanziario. Il risarcimento riconosciuto é pari a oltre un milione di euro.
La causa civile, scrive il quotidiano "Il Gazzettino", era stata avviata da un imprenditore calzaturiero della Riviera del Brenta, oggi in pensione, e dalla moglie, dopo il crack finanziario del 2001 che aveva fatto perdere alla coppia quattro quinti di quanto investito. Secondo i giudici veneziani l'istituto di credito aveva il dovere di avvertire che non è opportuno procedere all'operazione rischiosa.
La causa civile, scrive il quotidiano "Il Gazzettino", era stata avviata da un imprenditore calzaturiero della Riviera del Brenta, oggi in pensione, e dalla moglie, dopo il crack finanziario del 2001 che aveva fatto perdere alla coppia quattro quinti di quanto investito. Secondo i giudici veneziani l'istituto di credito aveva il dovere di avvertire che non è opportuno procedere all'operazione rischiosa.
Una bella pagina per la Magistratura che, ancora una volta, si dimostra dotata di grande professionalità, oltre che concretamente indipendente dai poteri forti che, purtroppo, in alcuni Palazzi di Giustizia, continuano a condizionare certi magistrati che vorrebbero usare la loro funzione per interessi privati e di bottega o per coprire i comitati d'affari costituiti da loro colleghi, magari, solo, per evitare di essere isolati dalla cosiddetta Casta o da qualche associazione di categoria e dai maggiorenti di qualche corrente. Indubbiamente una bella soddisfazione anche per quei legali che hanno assistito i clienti della Cassa di Risparmio di Venezia.
Come quella goduta dai nostri consiglieri e dal nostro avvocato che hanno ideato i ricorsi per ottenere il rilascio di decreti ingiuntivi contro banche e gruppi bancari per svariati milioni di euro che le banche hanno dovuto pagare. I presidenti e gli amministratori dei gruppi bancari sono stati, così, da una parte, per disposizione dei competenti Giudici, costretti a restituire somme che avevano addebitato ed incassato, applicando tassi di interesse determinati arbitrariamente e capitalizzati trimestralmente, nonostante le ripetute condanne dell'anatocismo. Dall'altra, hanno subito, prima, varie contestazioni di gravissimi delitti, quali l'usura e l'estorsione. Successivamente l'apertura di processi nei quali sono state accolte le richieste di costituzione di parte civile per decine di milioni di euro presentate da clienti e imprenditori .
Luigi di Napoli
Presidente Associazione Tutela Utenti Servizi Bancari
3470028816
Nessun commento:
Posta un commento